Un Paradiso Infestato Dai Pirati

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Dal mar dei Caraibi all’oceano Indiano, dalle spiaggie delle Bahamas a quelle del Mozambico, come piano B non è per nulla male potremo dire.
Ma per i pirati, ormai spettatori della fase calante dell’età dell’oro della pirateria, era l’unica alternativa possibile.
Passare da acque conosciute e domate da anni, ma che ormai erano diventate insicure anche per i più temibili bucanieri, a mari liberi e inesplorati, ricchi di nuove possibilità e tesori nascosti.

Ma come si presentava il “loro” nuovo mare, l’oceano Indiano, una volta approdatoci.

L’oceano Indiano, Il Mozambico e l’Impero portoghese

Ipotizzando come collocazione temporale, visto la non ufficialità ancora, il lasso di tempo tra il 1680 e il 1720, appunto periodo discendente dell’età dell’oro della pirateria, possiamo affermare che in quell’area vi era ancora una forte influenza dell’impero coloniale portoghese, una influenza su larga scala sí, visto che Malindi, Mombasa, la Tanzania, Zanzibar, il Madagascar, Socotra, lo “Stato portoghese dell’India” e lo stesso Mozambico erano tutte colonie portoghesi, ma non un’influenza forte e ben instaurata nelle regioni.

Carta geografica del 1700 della zona del Mozambico e del Madagascar

Già tra il 1580 e il 1640, periodo in cui la corona di Portogallo e quella di Spagna furono unificate, le colonie portoghesi nell’Africa orientale e nell’oceano Indiano conobbero un periodo di decadenza e abbandono, poichè, gli interessi coloniali del Portogallo furono dirottati principalmente verso il Brasile, e l’espansione della regione afroindiana ricevette pochissimi finanziamenti.

Nel corso però del XVII secolo l’Impero portoghese intraprese una nuova via per la regione, lasciandovi un’importante e decisa traccia, difatti costitui’ il Mozambico come “Capitaneria generale” alle dipendenze del viceregno dell’India di Goa (capitale dello stato portoghese dell’India dal 1609 al 1752), ampliando quindi i possedimenti portoghesi verso l’interno e creando vari governatorati.
Nel 1752 il Mozambico poi divenne formalmente colonia portoghese, ma il controllo di Lisbona sui possedimenti dell’Africa orientale era minimo ed in questo periodo i porti in Mozambico vennero utilizzati estensivamente e quasi esclusivamente per il commercio degli schiavi.

Un’ambientazione paradisiaca

Un’altra ambientazione già confermata, e sí facente parte sempre del Mozambico, ma comunque degna di nota e meritevole di uno spazio a parte è l’arcipelago delle Quirimbas o Isole Fortunate, una trentina di piccole isole situate nel nord del Mozambico, interessanti, oltre che per i motivi sotto descritti, anche per il nome che, secondo alcune fonti, deriverebbe dalla parola swahili che sta per “sonno” (lala), perché in quest’isola i commercianti arabi e portoghesi si sarebbero fermati a riposare nel viaggio verso Quirimba.

Veduta dell’atollo di Medjumbe, nell’arcipelago delle Quirimbas


Tornando a fatti comprovati, l’arcipelago delle Quirimbas si presenta come una serie di atolli che costituiscono un santuario naturale praticamente incontaminato, con foreste, ricche barriere coralline e acque popolate dalle più rare specie marine, dai dugonghi, ai delfini, alle tartarughe marine, per ben oltre 375 specie di pesci. Sono considerate inoltre come un’area protetta dal WWF, di cui le 11 isole meridionali appartengono anche al Parco nazionale delle Quirimbas, una riserva naturale marina di oltre 1500 km² comprendente anche una parte terrestre.

Una ambientazione più che suggestiva possiamo dire, non soltanto scenograficamente, ma anche storicamente, e per questo molto interessante, generando quindi una grossa curiosità sui possibili risvolti storico/ambientali che si andranno ad intrecciare con il gameplay navale online di Skull & Bones.

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